4 domande a Jonathan Pochini, Nomade Digitale e consulente SEO.

NdA: Ho conosciuto Jonathan a Tenerife nel 2016, insieme a Simona Camporesi erano di passaggio verso l’isola El Hierro durante il loro recente viaggio alle Canarie. In un bar a Los Cristianos (il centro turistico ed amministrativo più frequentato al sud di Tenerife), commentavamo quanto fosse stimolante questo cambiamento di ambiente e cultura.

Pure io ero arrivata in questo bell’arcipelago da non molto, proveniendo dalla Svizzera, dove avevo passato qualche mese, prima di decidere quale parte dell’Europa mi andasse a genio 🙂 e non era la prima volta che mi avventuravo da sola in nuovi Paesi.

A Tenerife ho al momento deciso di fermarmi, ma l’anima del nomade che ci accomuna ha reso facile proseguire la relazione a distanza con Jonathan e gli altri Nomadi Digitali, anche per collaborare alla stesura di contenuti e guide professionali per chi fosse orientato a seguire questo percorso.

Comprendere la vita del Nomade Digitale con 4 domande:

Jonathan Pochini - consulente Seo freelance e Nomade Digitale1) Jonathan, ma Nomadi Digitali.. si nasce o si diventa?

Bella domanda.

Si diventa: perché c’è bisogno di fare un percorso di acquisizione di un certo numero di competenze per riuscire a realizzare la possibilità di lavorare su o tramite internet o di ottenere delle rendite da e tramite internet.

Si nasce: perché per diventarlo bisogna comunque averne l’attitudine, preferire la libertà alla sicurezza, assecondare la voglia di esplorare piuttosto che quella di rimanere dentro i confini del conosciuto.

2) Che percorso di studio (anche autoformativo) hai seguito?

Ah, è lunga 🙂 quindi vado per punti:

  • Inizio con Scienze della Comunicazione (fatta in 10 anni!) con tesi sul Web Writing (e su come questo cambia il mondo 😉 ).
  • Poi un Master in Digital Writing (ridicolo).
  • Di seguito inizio a smanettare e a creare qualche sito web con dreamweaver ed arriva il primo lavoro in questo settore.
  • “Assunzione” a progetto come Copywriter per il web: in agenzia il mio responsabile mi insegna le basi della SEOQuesta siglia sta per Search Engine Optimization (trad: Ottimizzazione per i Motori di Ricerca) Comprende... More; capiamo subito che è il mio campo (correva l’anno 2006)
  • Mi licenzio dopo 9 mesi e provo a fare il libero professionista (con scarsi risultati).
  • Continuo a studiare web development e installo il mio primo WordPressQuesto CMS gratuito è nato nel 2003 ed in pochi anni è diventato la piattaforma....
  • Mi faccio assumere in una seconda agenzia web (ci rimarrò un anno).
  • Continuo a studiare web development , linguaggi di programmazione, SEO.
  • All’inizio del 2009 me ne parto per l’Australia per imparare l’inglese come si deve: faccio 3 mesi in cui mi dedico solo a quello, non lavoro, studio l’inglese (il più bel regalo che mi sia mai fatto in tutta la mia vita).
  • Alla fine del mio corso di inglese trovo un ingaggio con una agenzia web di Sydney! Posso rimanere in Australia!
    Per farla breve: nei miei 4 anni in Australia il lavoro dall’agenzia web è andato sempre più calando… ma nel frattempo avevo iniziato a prendere clienti online e il lavoro, da questi, è andato sempre più aumentando.
  • A fine 2012 lavoro praticamente sempre da casa e vivo in una delle città più care del mondo.
  • A inizio 2013 parto per Chiang Mai – Thailandia e lascio l’Australia.
    Divento nomade digitale (vagherò poi tra isole Canarie, Thailandia, Indonesia… e anche un po’ di Italia).

3) Hai scritto post e guide utili per chi volesse intraprendere il tuo cammino?

Ho un intero progetto attraverso il quale mi dedico a dare istruzioni – e possibilmente (e umilmente) ispirazioni – a chi vuole diventare freelance e nomade digitale.

Il sito è questo: diventarefreelance.it e al momento mi sta impegnando parecchio la strategia di content marketing, che prevede una lunga serie di interviste a giovani e meno giovani che sono riusciti a diventate freelance (molti di questi sono, appunto, nomadi digitali).

Inoltre gestisco insieme ad altre persone il gruppo facebook Nomadi Digitali Italiani.
E questo è probabilmente il luogo più prezioso dove chiedere consiglio ma soprattutto trovare ispirazione!
Sapere che ci sono altre persone che hanno già fatto quel cammino e che si sono scontrati con quelle difficoltà e poter interagire direttamente con loro… è una grande fonte di incoraggiamento.

4) Che cosa consigli a chi volesse seguire i tuoi passi.

E’ interessante notare che quando si desidera cambiare il nostro “stato” (ad esempio passare da dipendente a freelance) quasi non ci si capacita di come sia possibile per noi ottenere questo passaggio. Una volta ottenuto questo passaggio invece la cosa sembra del tutto naturale, diventa parte di noi, diventa parte del nostro essere.
Così io una volta, prima di diventare freelance, non ero freelance, non sapevo come diventarlo, non sapevo se lo sarei mai diventato, dubitavo forse che sarebbe stato possibile per me.
Poi ci sono diventato, quasi senza accorgermene (è stato un processo durato 4 anni) ed essere freelance è diventato parte di me, parte di come penso a me stesso.
Che voglio dire? Non lo so di preciso ma mi ricorda quello che disse un noto coach americano:
– guadagnare 1.000.000 di dollari è stata la cosa più facile della mia vita;
– la cosa più difficile è stata crederci, credere che sarei stato in grado di farlo.

In scala molto minore vorrei dire questo: nel momento in cui decidiamo di aprirci alla possibilità di diventare qualcos’altro rispetto a quello che siamo (es. freelance vs dipendente)… è meglio (secondo me) se sospendiamo ogni giudizio, se sospendiamo ogni convinzione su chi siamo e su quello che possiamo fare.
Io per esempio ero convinto che non ero e non sarei mai stato un bravo venditore e quindi che non sarei mai stato in grado di diventare freelance.

Eppure lo sono diventato. Sono diventato freelance perché ho imparato a fare il bravo venditore? No. Sono diventato freelance perché i clienti hanno iniziato ad arrivare a me senza che io “vendessi” un bel niente. Le convinzioni su quello che NON siamo capaci di fare non solo potrebbero essere semplicemente false, ma anche non attinenti, non appropriate, non rilevanti.
Tutto è possibile se ci si mette una sola di queste condizioni: il Destino, il DNA o la Determinazione.

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Alessandra Rossi

WebSite Facebook Twitter Linkedin

Leave a Reply